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<title>Fabrizio Mangatia</title>
<description>La Musica e il Canto: una buona ragione per vivere</description>
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<copyright>All Rights Reserved</copyright>
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<title>Droga oggi</title>
<link>http://fabriziomangatia.myblog.it/archive/2008/02/01/droga-oggi.html</link>
<author>noreply@myblog.it (singer61)</author>
<category>Ambiente e Sociale</category>
<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 12:57:05 +0100</pubDate>
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&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Il caso recente dello studente deceduto, dopo aver fumato uno spinello, ci riporta alla riflessione sul problema droga. Ancora la macchina ipocrita e strumentale di un sistema moralmente conservatore e cieco si rimette in moto. L’uomo, da quando esiste, ha cercato di fuggire ad una materia crudele che imprigiona in un corpo che nasce, decade e muore. In Messico i funghi allucinogeni, in Cina l’oppio, in occidente alcol e tabacco.&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Tutte queste culture hanno convissuto con le droghe assorbendone gli effetti negativi. Il problema giunse quando iniziarono i contatti e ci fu lo scambio. Gli indiani d’america furono distrutti dall’alcol dell’uomo bianco e, col tempo, l’occidente iniziò a misurarsi con l’oppio ed i suoi derivati entrando in quel tunnel infinito del quale ancora oggi non vediamo l’uscita.&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;La soluzione è in un approccio culturale votato alla informazione e educazione. Il proibizionismo non ha mai risolto niente e mai risolverà. Viviamo in una società che monopolizza e commercializza alcol e tabacco demonizzando tutto il resto non considerando che le morti per le droghe legali superano di gran lunga quelle provocate dalle fuorilegge.&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Monopolizzare e controllare la distribuzione di tutte le sostanze stupefacenti significherebbe levare la più grande fonte di guadagno ai poteri mafiosi. Vorrebbe dire togliere ad esse quell’alone “eroico” di fuga dal sistema ed ossequio alla figura dell’eroe negativo che le nuove generazioni tributano al consumo.&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;In una società che spinge all’emergere e all’apparire il non avere identità significa non esistere. Con la droga o anche solo con l’appartenenza a categorie in dissenso col sistema le persone trovano, anche se in negativo, una collocazione. E allora rimuovere le cause che portano al consumo o comunque diminuirne l’impatto sociale significherebbe essere sulla strada di una corretta risoluzione di un problema che altrimenti rischia di ingigantirsi e diventare irrisolvibile.&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Nel paniere delle sostanze stupefacenti metterei le sostanze dopanti utilizzate nello sport. Potrà sembrare strano e provocatorio ma anch’esse sono parte del discorso generale fin qui intrapreso. Una società che dà un valore eccessivo al record ed al successo spinge l’atleta a soluzioni illecite, salvo poi crocifiggerlo se scoperto. Ed allora leviamoci la benda e affrontiamo l’ostacolo senza moralismi e influsso dei “buoni sentimenti”.&lt;/p&gt;
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<title>&quot;La Casa&quot; di Fabrizio Mangatia</title>
<link>http://fabriziomangatia.myblog.it/archive/2008/01/27/la-casa-di-fabrizio-mangatia.html</link>
<author>noreply@myblog.it (singer61)</author>
<category>I Racconti di Fabrizio</category>
<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 20:24:45 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;Certo che tornando alla casa non avrei mai pensato che ci avrei dormito. Volevo semplicemente ritrovare me stesso bambino, recuperare le emozioni che mi appartenevano nel ricordo d'infanzia. Tornavo spesso a Flora. Ricordavo la sua risata argentina mentre ci inseguivamo per i corridoi dela casa. Flora, chissa ora dov'era. Era stata sicuramente il mio primo amore, l'amavo di quell'amore casto che solo i bambini possono e sanno provare, quel bisogno di sentirsi uniti per il solo motivo di un gioco col proprio simile coetaneo. Nonostante tutto non ero sereno.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I racconti che i vecchi del paese facevano circa le cose che succedevano nel bosco intorno alla casa e il lago dappresso ritornavano a spaventare la persona adulta che era stato bambino. La casa era sicuramente piu' piccola di come la ricordavo, sicuramente per le proporzioni del mio corpo che erano cambiate rispetto alla costruzione. Il giorno prima mentre percorrevo la strada che mi avrebbe portato alla casa ricordavo i giochi che riempivano le mie giornate. Finalmente arrivai all'indicazione stradale che avvertiva l'approssimarsi della localita' di aberdale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un brivido mi percorse la schiena quando svoltai per il viottolo che tante volte aveva imboccato la vettura di mio padre, che portava la famiglia a trascorrere la maggior parte dei week end dell'anno alla casa. Essa era da sempre appartenuta alla famiglia fin da quando il nonno l'aveva fatta edificare dopo la seconda guerra mondiale. Il terreno circostante a suo tempo era molto curato, esisteva un orto che nonno Joe aveva cura di tenere nelle migliori condizioni possibili alla sua abilita' di appassionato coltivatore. In gioventu' coltivare la terra era stato il suo mestiere, ma essendo un uomo particolarmente abituato al lavoro ed all'arte di arrangiarsi propria degli uomini di quella generazione, aveva la capacita' di cavarsela in qualunque attivita' di tipo manuale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alla svolta da una curva la vidi. O almeno credetti di vedere qualcosa. Mi era sembrato che qualcuno o qualcosa corresse o si movesse tra gli alberi del bosco che affiancava la stradina. Difficile dire se qualcosa c'era veramente o tutto fosse una allucinazione dovuta alla stanchezza o alla luce del giorno che andava mutando all'approssimarsi della sera. Arrivai finalmente al cancello. Scesi per aprirlo e mi fermai per osservare la casa. Sembrava apparentemente in buono stato, almeno dall'esterno. Si stagliava imponente per i suoi tre piani d'altezza. Aprii il cancello con le chiavi che la vecchia signora Dole mi aveva dato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La signora Dole era una vecchia amica della famiglia che dopo la morte dei miei genitori si era offerta di prendersi cura della casa, se non direttamente, considerata la sua non piu' giovane eta', tramite la collaborazione dei suoi parenti piu' giovani che io retribuivo. Infilai il cancello con la mia automobile ed andai a parcheggiarla affianco il muretto che delimitava il perimetro del cortile. Dell'orto del nonno non restava granche'. Le erbacce erano diventate propietarie di quel fazzoletto di terra che era stata l'occupazione principale del nonno durante i nostri fine settimana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Salii i pochi gradini che portavano alla soglia d'ingresso. Infilai la chiave e feci scattare la serratura, la porta si apri' ad una leggera spinta e il mio sguardo pote' introdursi all'interno. Era buio quasi completo, solo qualche falce di luce filtrava dagli scurini delle finestre chiusi... Entrai quasi tastoni ed aprii le finestre in modo che la poca luce residua del giorno andasse ad illuminare la stanza. Tutto sembrava in ordine e abbastanza pulito, la frequenza della pulizia effettuata dai parenti della signora Dole era settimanale. L'interruttore del generatore che dava energia elettrica alla casa stava dabbasso, in cantina, andai verso il fondo della stanza, aprii la piccola porta che costituiva l'ingresso della cantina, e feci scattare la levetta del generatore in posizione on.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La luce investi' lo scantinato, evidentemente qualcuno, sicuramente le persone che si occupavano della pulizia, avevano tolto la corrente senza preoccuparsi di spegnere gli interrutori locali. Il nonno conservava gelosamente diversi tini contenenti vini da lui prodotti tramite l'utilizzo di uva acquistata al mercato. Era poco avezzo ad accettare il vino imbottigliato che veniva venduto normalmente negli stores giu' in paese. Scesi le scale e mi avvicinai alle botti. Bussai su quella piu' vicina per rendermi conto del contenuto. La botte risulto' vuota cosi' come le altre che seguivano. Ritornai di sopra e, dopo aver richiuso la porticina, mi apprestai a visitare gli altri locali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Feci le scale che portavano al piano superiore dove c'erano le stanze da letto. Visitai per prima quella che era stata dei miei genitori. La mia mente corse a quelle notti passate tra papa' e mamma quando i racconti del nonno mi spaventavano e non avevo il coraggio di andare a dormire nella mia stanza. Il papa' e la mamma avevano da sempre sgridato il nonno affinche' non raccontasse quelle terribili storie, terribili anche per i meno piccoli. Le storie che sapeva il nonno erano quelle tramandate da generazioni dagli abitanti di quella zona. Esse parlavano di strane ed orribili creature che popolavano il bosco fin dalla notte dei tempi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Io ricordavo effettivamente di strani ululati, gemiti e lamenti che sopratutto nelle notti di luna piena arrivavano fino alla casa, ma papa' e mamma mi avevano sempre detto che erano dei semplici versi di animali che vivevano nel bosco, e probabilmente era cosi', ma nella mia mente di bambino,eccitata dai racconti del nonno, questi versi acquistavano le tonalita' piu' particolari e paurose. Uscii dalla stanza e finalmente mi recai in quella che era stata la mia. Entrai ed accesi la luce. Il letto era sempre al suo posto, nella posizione che io ricordavo, proprio li', sotto la finestra, finestra che mi aveva trasmesso la luce di tanti giorni che nascevano e il riflesso notturno della fine degli stessi prima di addormentarmi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La finestra chissa' perche' mi ricordava il cinematografo, una serie di vicende che si svolgevano all'esterno della casa e che sembravano non appartenergli, che rimanevano fuori della realta' della casa, quasi che la casa, di realta', avesse solo la sua, quella che la riguardava direttamente. Le vicende che si svolgevano all'esterno erano quelle tipiche di un paesaggio di campagna comune a qualsiasi altro luogo. Volo di ucelli, vento che faceva stormire le fronde, foglie che cadevano dagli stessi, scoiattoli che si arrampicavano tra i rami. Almeno sembrava. E poi c'era il lago. Le storie piu' angoscianti si riferivano a quello.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Si narrava di creature che vivevano all'interno di esso, piu' terribili ancora di quelle che popolavano il bosco. Esse costituivano legioni diaboliche di bestie guidate dallo spirito di esseri malvagi che le possedevano. Parecchie erano state le vittime che avevano trovato la morte in quelle acque, tra cui la mia cara Flora. Ricordavo ancora quando il suo corpicino bagnato fu ritrovato nella riva piu' vicina al nostro terreno. La cosa piu' strana fu' che il suo viso, il suo bellissimo viso non aveva perso, pur nella rigidita' della morte, quei tratti sereni a me tanto cari. Ero sicuro che a determinare la morte della mia cara amica d'infanzia fosse stata la strega.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Essa aveva il potere su tutte le creature dell'inferno che popolavano quel luogo maledetto, era sicuramente stata messa li' da Satana in persona a testimoniare la presenza dell'inferno stesso. Il prete mi aveva detto una volta che Dio permetteva queste vicende affinche' gli uomini si rendessero conto dell'esistenza del demonio e ne traessero insegnamento e monito. I contadini nei loro racconti narrati al caldo dell'osteria del paese, dopo una giornata di duro lavoro, parlavano della strega come di una bellissima donna che, sopratutto nelle notti di luna piena, si manifestasse al centro del lago vestita di una lunga veste bianca che faceva trasparire le sue avvenenti forme di donna bellissima.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Essa si spostava senza fatica sulla superfice del lago e brillava di una luce spettrale che illuminava in maniera macabra lo spazio circostante. Mi svegliai di buon mattino. Non mi accorsi quasi di essermi addormentato mentre ricordavo pensieri e situazioni ormai tanto lontane. Chissa cosa c'era di vero in tutte queste cose, forse tutto forse niente. Se un giorno qualcuno ci dicesse in maniera convinta che tutto il nostro passato non e stato, saremmo tentati di crederci.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ricordate forse in maniera decisa i lineamenti del volto di una persona conosciuta anche soltanto un mese fa? E se vi dicessero che lo avete sognato sareste capaci di difendere il vostro ricordo con molta veemenza? L'unica cosa che conta e solo il presente che aspira al futuro e ricorda il passato. Scesi giu' in strada, salii in macchina e diedi un'ultima occhiata alla casa. Salutai mentalmente i miei fantasmi mentre mettevo in moto.&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;center&quot;&gt;FINE&lt;/p&gt;
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<title>&quot;Oscurità contemporanea&quot; di Fabrizio Mangatia</title>
<link>http://fabriziomangatia.myblog.it/archive/2008/01/27/oscurita-contemporanea-di-fabrizio-mangatia.html</link>
<author>noreply@myblog.it (singer61)</author>
<category>I Racconti di Fabrizio</category>
<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 20:23:01 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;Non aveva molto tempo per finire il pezzo che al giornale aspettavano ormai da un bel pò. Alla prossima stazione avrebbe cercato di telegrafarlo. Al giornale le cose non si erano messe bene per lui. La sua vita privata gli impediva di operare nel suo lavoro al meglio. E del resto poco gli importava. Il direttore era un gran bastardo e per quanto lo riguardava gli avrebbe volentieri ficcato un pugnale nella schiena. Lo aveva gia' fatto altre volte, l'uccidere che prima della guerra gli sembrava una cosa a lui non congeniale ora invece era diventato quasi un fatto naturale e avere il potere di vita e di morte verso un suo simile lo faceva sentire potente.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Era strano come nonostante il suo attivismo nell'ambito dell'esercito serbo trovasse ancora il tempo di mandare i pezzi al giornale. Il giornale faceva una campagna spesso calunniosa nei confronti dei nemici croati e li accusava di efferati delitti. Era un continuo scarica barile delle opposte fazioni circa la responsabilita' delle atrocita', che ciascuna delle parti compiva, col paravento dello stato di guerra. Oggi pero' piu' di ieri era difficile nascondere al mondo i fatti orrendi che quella guerra stava compiendo. I cosidetti mass-media erano inarrestabili nella divulgazione della cronaca di guerra a tal punto che ormai i due eserciti quasi non cercavano piu' di giustificare le efferatezze.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Si trinceravano dietro la cieca legge della vendetta e della presunta leggittima difesa. Naturalmente i motivi religiosi c'entravano ben poco, erano usati dal potere per bieche strumentalizzazioni finalizzate al possesso territoriale ed al tornaconto economico.c'erano poi le motivazioni di ordine politico, c'era la sua parte, quella serba che lottava per avere la possibilta' di difendere uno status vivendi et operandi che ormai era nettamente in declino, rappresentato dalla formula comunista dell'unione sovietica. Essa si opponeva strenuamente alla formula capitalistica imposta ormai quasi definitivamente, al resto d'europa, dagli stati uniti che proponeva, ma in realta'affermava in maniera dubbiamente democratica, una sorta di dittatura del piacere, fatta di egoismo collettivo, di belle case, di tenore di vita particolarmente elevato al prezzo pero', di una schiavitu' dal lavoro pressoche' totale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un vero massacro, basato sulla concorrenza si svolgeva ogni giorno negli ambiti lavorativi americani e presto anche in tutti quei paesi che ne avevano sposato l'esempio. Ma per rimanere al dramma che dilaniava la sua terra, c'era qualcosa d'altro. C'era un difficilmente spiegabile odio etnico che affondava nelle radici storiche del suo paese. Un odio che aveva messo fratello contro fratello, moglie contro marito, padre contro figlio. La realta' di certi paesi era incredibile. Convivevano realta' contrastanti in agglomerati urbani di poche centinaia di persone ed esisteva un confine che delimitava l'area della moschea da quella della chiesa. Era un odio terribile quello che divorava lo spazio intorno a lui, e lui non ne era immune, era anch'egli vittima e carnefice. Anche lui lo aveva fatto. Non avrebbe mai pensato di poterlo fare.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Avevano messo a ferro e fuoco le abitazioni del paese vicino ed avevano fatto numerose prigioniere, poi gli avrebbero spiegato perche'. Le fecero riunire all'interno di quella che doveva essere stata la sala preposta per le rare proiezioni cinematografiche che si svolgevano durante i giorni di festa e le occasioni particolari. Poi diedero l'ordine. Lui decise di non pensare ed agi' per non essere passato per le armi. Una volta sposata la causa non potevi tornare indietro. ne afferro' una che urlava e piangeva. Si propose di non guardarla mai in faccia. Aveva paura di vedere in quel viso sua madre, sua sorella o forse semplicemente una sua compagna di scuola o di giochi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le strappo i vestiti di dosso, gli spalanco ferocemente le gambe e, strano a dirsi si scopri' un'eccitazione soprannaturale che gli permise di compiere l'atto nonostante la sua anima gli urlasse dentro mentre si tingeva di nero. Quando ebbe finito la obbligo' a voltarsi di schiena. Artiglio' i suoi lunghi capelli biondi tirandoglieli e scoprendo il lungo collo bianco. La sua lama scivolo' facile mentre recideva la carne e l'agnello veniva immolato, sacrificato al dio della guerra e dell'odio. L'incubo e la realta' erano diventati la stessa cosa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;center&quot;&gt;FINE&lt;/p&gt;
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<title>&quot;L'Alieno&quot; di Fabrizio Mangatia</title>
<link>http://fabriziomangatia.myblog.it/archive/2008/01/27/l-alieno-di-fabrizio-mangatia.html</link>
<author>noreply@myblog.it (singer61)</author>
<category>I Racconti di Fabrizio</category>
<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 20:20:25 +0100</pubDate>
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.In quel momento era occupato come al solito ad innaffiare le piante che ornavano la cripta dell'ultima salma che aveva amorevolmente seppellito.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Lascio' che lei lo superasse lungo il viale alberato principale. Si volto' ad osservarla quando fu sicuro che non potesse vederlo, ammiro' il portamento dell'incedere e rimase affascinato dal ritmo che esprimevano i suoi fianchi nel camminare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Era da tempo ormai che un essere umano femmina non provocava in lui quella particolare attrazione tipica di tutte le razze per il sesso opposto. Ed il corpo dell'umano che lo ospitava non faceva eccezzione. La sua razza vagava nell'universo ormai da molti secoli, dopo la distruzione del loro pianeta a causa dell'impatto con un grosso asteroide.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Non avevano avuto scelta. Si erano imbarcati prima che fosse troppo tardi, nel limite del possibile dettato dal numero, su tutte le astronavi disponibili. L'unico modo che avevano per sopravvivere e controllare la sovrapopolazione delle astronavi era quello di depositare elementi della loro stirpe su pianeti abitati che,dopo essersi liberati del corpo fisico originario ormai alla fine del corso vitale, andavano a possedere gli involucri biologici degli indigeni, i loro corpi.La sua razza aveva superato il mistero della morte.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Erano consapevoli dell'esistenza di una componente spirituale che per vivere necessitava anche di una parte materiale. Nel loro pianeta si incarnavano in successione in tutte le forme di vita animale e vegetale, che gli permetteva di acquisire esperienza della vita come fenomeno universale, fino all'estrema elevazione dell'anima, per arrivare alla esistenza eterna in puro spirito. Nelle macchine spaziali all'interno delle quali erano perennemente relegati, le nascite si susseguivano ma si trattava sempre e soltanto di loro simili.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il loro spirito aveva sempre aspirazione a possedere tutte le forme di vita, di qualunque origine. Aveva scelto, dopo essere stato depositato sulla terra in prossimità della morte del suo corpo, quell'esemplare umano che risiedeva in quel giardino particolare dove le forme fisiche degli abitanti del pianeta venivano seppellite alla conclusione della loro vita materiale. Gli piaceva vivere come custode in quel tranquillo giardino, dove i corpi che avevano contenuto l'essenza vitale,riposavano nell'ombra accogliente delle bare dove avrebbero stazionato per sempre.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Segui' ad una certa distanza la donna che lo aveva distolto dalla sua funzione. Ammiro' i calzoni di pelle nera che aderivano perfettamente alle forme sinuose, osservo' il &quot;piercing&quot; brillare sulla sua guancia destra. Era costituito da una gemma che riconobbe essere preziosa. Lei si curvo' con grazia su una lapide che nel frattempo aveva raggiunto, spolvero' la piccola foto che ritraeva l'occupante del loculo e rimase li' in silenzio. Egli rimase ad osservarla nascosto dietro il tronco di un pioppo. Com'era bella! Penso' di non averne mai veduta una uguale, era sicuramente troppi anni ormai che abitava il corpo di un terrestre se ora poteva provare un'attrazione simile per una femmina del pianeta!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Non se ne dispiacque tanto era piacevole il brivido che provava ad essere li vicino a lei in quel momento. Decise di avvicinarsi anche se non sapeva come avrebbe fatto a principiare un dialogo. La prima cosa che noto' nella donna, mentre la distanza diminuiva, era la sua altezza, insolita per un esemplare femminile. Misurava circa un metro e ottantacinque. Ella si accorse della sua presenza dallo scalpiccio provocato dal camminare sulla ghiaia del vialetto. Egli saluto' cortesemente. A sentire la sua voce la splendida creatura si volto' lentamente.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Si guardarono per qualche istante che a lui sembro' un'eternita'. Affondo' il suo sguardo fin nel profondo di quei grandi occhi neri, che lasciavano trasparire una tristezza antica. La sua pelle naturalmente olivastra profumava di una fragranza sconosciuta, assolutamente piacevole. Strano come tutta la realta' circostante avesse perso i suoi contorni. In quel momento tutto l'universo conosciuto era rappresentato dalla statuaria figura che gli si parava dinanzi. Il piercing sulla guancia brillava di una luce innaturale. Le labbra di lei iniziarono a muoversi e composero delle parole di risposta al suo saluto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La voce era profonda, da contralto, tanto profonda da poter essere confusa con quella di un uomo.Come mai una visita a quest'ora? Devo chiudere i cancelli, ormai e' quasi buio&quot; Disse lui. &quot;Faccia pure quello che deve fare&quot;. La risposta fu assolutamente sorprendente nel contenuto. Ma non e' possibile, lei capira', non e' consentito ad estranei rimanere all'interno del cimitero oltre l'orario di chiusura Io mi trovo perfettamente a mio agio qua dentro e stia pur certo che non avra' fastidi a permettermi di rimanere Era da tanto ormai che non provava interesse al dialogo con gli umani, ma quella donna cosi' particolare suscitava in lui un interesse notevole.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Va bene, non so perche' lo faccio, ma se vuol restare avra' i suoi buoni motivi. Detto questo giro' le spalle alla sua interlocutrice e si diresse verso l'ingresso principale per effettuarne la chiusura. Fatto questo passo' agli ingressi secondari e ripete' l'operazione. Mentre faceva queste cose non pote' fare a meno di pensare alla presenza insolita che stava rinchiudendo dentro quella che ormai egli considerava la sua casa. Lo faceva probabilmente perche' aveva piacere di trattenerla. Non riusciva comunque a capacitarsi del perche' lei volesse essere trattenuta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; O forse realmente aveva delle cose da fare, ma cosa doveva fare in un posto come quello? E perche' lui lo permetteva? Si rese conto all'improvviso che probabilmente non avrebbe potuto fare altrimenti. Le sue parole ed il suono della voce avevano delle facolta' probabilmente ipnotiche. Si ricordava di creature che vivevano in sistemi all'interno della galassia che avevano sviluppato capacita' extrasensoriali, ma eravamo sulla terra dove gli uomini non erano ancora riusciti a sviluppare le possibilita' latenti comuni a molte delle razze che abitavano il cosmo.Andava riflettendo su questi particolari quando, al ritorno dal giro passo' ancora nei pressi della tomba visitata dalla sua insolita ospite.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Lei era ancora li'. Osservava, immobile, la tomba. Gli sembro' che tutto il corpo fosse pervaso di un aura luminescente. Vide il movimento delle labbra e le sue orecchie intesero una nenia, forse una preghiera o una maledizione, che veniva sommessamente cantata. Non provava paura, sentiva altresi' il desiderio di sentirsi partecipe delle cose che avvenivano in quel momento, nel bene e nel male. Con lei sarebbe anche potuto andare all'inferno. Aveva ormai la necessita' di trascendere le sue umane spoglie e sfuggire a quel fittizio equilibro biologico che la genetica di quel corpo lo costringeva ad avere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Voleva recuperare appieno la consapevolezza cosmica che era propria delle razze evolute. La cecita' e l'arcaicita' degli umani cominciava a stancarlo. Ormai era chiaro che la presenza di quella notte ormai agli inizi non era di questa terra. Nella sua mente tornarono i ricordi di altre vite abitate all'interno di altri esseri residenti in diversi pianeti del cosmo. Razze evolute che gli avevano dato, da parassita quale era, la percezione di una consapevolezza superiore. Quale strano rito si stava compiendo all'interno del cimitero? E quale significato aveva, perchè avveniva? Doveva sapere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ormai la tenebra era calata quasi completamente ed ora era ancora più evidente la luminescenza che proveniva dal corpo dell'essere che, trasfigurato, cantava più forte la nenia. L'aura aumentava di intensità fino a raggiungere la distanza di un metro tutta attorno alla figura. Le braccia aperte, le gambe leggermente divaricate davano al tutto una imponenza ed un impatto agghiacciante all'osservatore. Ma non era solo paura quello che provava, era anche un fascino indescrivibile. Tanto più forte era il panico che sentiva crescere in lui, tanto più grande era l'attrazione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Guardò il cielo. La notte era senza luna, le stelle brillavano numerosissime e l'impressione che se ne aveva era quella di sentirsi dentro l'universo tutto e non più confinati in quel piccolo, insignificante pianeta di periferia quale era la terra. Sembrava che lei aspettasse qualcosa che doveva arrivare dall'alto. Ad un certo punto il processo di quel rito misterioso sembrò interrompersi. L'aura diminuì velocemente fino quasi a ridursi ad un semplice bagliore.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La figura smise la nenia e la sua bocca si spalancò per emettere un urlo di dolore, ma sicuramente non era solo dolore fisico, era un dolore più profondo che proveniva dall'anima. Lo capì dalla natura del suono, causato non solo dalle corde vocali ma anche e sopratutto da una vibrazione metafisica che sembrava provenire da una moltitudine, una razza intera. L'essere ripiegò su se stesso, cadde sulle ginocchia e rimase lì immobile con la testa chinata rivolta verso il terreno. L'aura era scomparsa. Il silenzio era totale. Gli uccelli notturni, ed i piccoli animali abituali frequentatori della notte non si udivano come al solito.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Tutto era immobile a testimoniare il fallimento del rito. Egli si scosse e lentamente, non senza emozione, cominciò ad avvicinarsi alla creatura. Mentre era ormai quasi d'appresso alla figura si accorse che le lastre di marmo che componevano il loculo davanti al quale era avvenuto il rito si erano incrinate, ma tenevano ancora. Si chinò, cinse le sue belle spalle e fece per rivoltarla. Il suo corpo sembrava privo di vita e non reagì al tocco. Gli senti il polso. Si sentiva ancora il battito anche se accellerato e flebile. Tutto quello avvenuto finora doveva essergli costato parecchio in termini energetici.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Con non poca fatica riuscì lentamente a trascinare il corpo fino alla sua dimora ed a sdraiarlo sul letto. Ed ora che fare? Se ne stava lì ad osservare i lunghi capelli neri che contrastavano il bianco colore delle lenzuola. Gli occhi chiusi avevano delle lunghe ciglia. ora poteva osservare tutto con calma. I lineamenti del viso, regolari e perfettamente simmetrici conferivano una bellezza indescrivibile. Lo sguardo corse per tutta la figura, proporzionata e vitale. Si avvicinò. Lentamente si chinò su di lei per osservarla meglio. Fu a quel punto che l'arto scattò colpendolo con estrema violenza mandandolo a sbattere sulla parete che gli stava dietro. tutto divenne buio e perse conoscenza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Aprì lentamente gli occhi e sentì il sapore dolciastro del suo sangue fuoriuscito dalla ferita sul labbro provocata dal colpo. Stava seduto legato alla sedia. Di fronte a lui la creatura stava anch'essa seduta a cavalcioni di uno sgabello. I gomiti poggiati sulle ginocchia col tronco rivolto in avanti, i pugni a sorreggere il viso lei lo guardava, senza parlare. Anche lui guardava ancora una volta, come quando si incontrarono, dentro i grandi occhi. Rivide ancora la melanconia profonda di quello sguardo. Si perse nuovamente nel suo interno. Il suo campo visivo si ridusse velocemente e si senti come obbligato a concentrare solo sugli occhi la sua attenzione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Gli sembrò quasi che la stanza rimpicciolisse fino quasi a non esistere più. Vedeva solo i grandi occhi. entrò dentro col corpo, con l'anima. Ora non erano più due occhi, erano una porta, un ingresso. Si sentì proiettato in una dimensione diversa. tutto intorno stelle e corpi celesti, che ruotavano a velocità vertiginosa. Di fronte a lui cominciò ad avvicinarsi, sempre più velocemente, un enorme pianeta. comincio a distinguere la sua geografia, i mari, le montagne, i fiumi, i laghi. Le città!! Era un pianeta abitato come molti altri. Ad un certo punto senti gli scoppi. Mentre il suo &quot;volo&quot; lo portava ad avvicinarsi ancora si accorse che era in corso una guerra.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Vide la gente urlare, morire, le strade erano cosparse di cadaveri, di gente che scappava, di madri che stringevano a sè i propri figli, consapevoli di non avere comunque speranza. il suo spirito raccolse il messaggio di morte. Fù doloroso, estremamente doloroso. la sua anima che aveva abitato già molti altri corpi nell'universo aveva una capacità particolare a percepire le emozioni belle e brutte. Vide le macchine da guerra che si fronteggiavano e si eliminavano a vicenda.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Tutto il pianeta era un campo di battaglia. Ad un certo punto una enorme esplosione disgregò il pianeta e la forza d'urto lo spinse indietro.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Si senti come risucchiato e si ritrovò, improvvisamente, ancora al cospetto della creatura, nella sua casa al cimitero. I polsi cominciavano a dolergli e la situazione lo preoccupava. Lei continuava a guardarlo. D'un tratto si alzò, e si avvicinò a lui. Incombeva in tutta la sua statuaria figura che emanava un profumo particolare difficile a definirsi. Era un profumo che gli pareva di aver già percepito ma non ricordava dove e quando.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &quot;Perchè mi hai legato?&quot; Esclamò. Ella rispose con la sua voce particolarmente ricca di armonici &quot;Volevo essere sicura che non avresti tentato niente mentre ti comunicavo quello che hai appena visto&quot;. &quot;E' stato terribile, Ho percepito la morte della gente, ho visto violenze indescrivibili,par che cosa era?&quot; Disse lui. Lei intanto lo aveva lentamente slegato ed ora era libero di muoversi. Si alzò e si sgranchì gli arti intorpiditi, nel frattempo la creatura rispose &quot;Ti ho raccontato tramite immagini indotte da mie vibrazioni mentali quello che sta succedendo alla mia casa, al mio pianeta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Esistevano due concezioni politiche del vivere, una basata sulla solidarietà e sull'attenzione rivolta verso il prossimo e tutti coloro che erano i più deboli, l'altra invece professava l'egoismo dell'io, la legge del più forte, ognuno per se stesso. Riteneva che ogni essere fosse causa della propria fortuna o della propria disgrazia e quindi dovesse raccogliere le conseguenze di questo o di quel comportamento. All'inizio si cercò di convivere con tutte e due queste tendenze cercando di mediare alle varie situazioni, ma tutti eravamo consapevoli che si sarebbe prima o poi arrivati ad uno scontro.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Tutti coloro che erano discriminati ed emarginati per la loro condizione sociale, dalla teoria egoista, andarono ad occupare la zona territoriale dove era radicata la teoria solidale. Questo sbilanciò economicamente il mio mondo, in quanto le risorse erano malamente distribuite. Da una parte pochi abitanti colti ed organizzati assorbivano una quantità enorme di energia che costituiva la maggior parte di quello che il pianeta offriva, il resto della popolazione mandava avanti l'esistenza grazie a quello che restava.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Nella fazione egoista il progresso tecnico ed industriale era molto elevato ma la gente era sola con se stessa, il sorriso era bandito e ci si guardava con sospetto, con invidia, e la concorrenza nelle attività che si facevano era spietata. La teoria solidale invece aveva prodotto delle persone serene che si dividevano quel che si produceva e nessuno, anche coloro impossibilitati al lavoro avevano problemi a soppravivere. L'amore e l'affetto reciproco erano il motivo portante di questo stile di vita.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; I problemi iniziarono quando la ingordigia degli egoisti cominciò ad intaccare ancora la disponibilità energetica del pianeta sottraendo ulteriori risorse alla già sacrificata unione solidale. Quest'ultima cominciò ad avere seri problemi anche soltanto a nutrirsi. Si cercò un contatto pacifico e si provò ad arrivare ad un accordo mettendo dei limiti all'utilizzo delle disponibilità del pianeta da parte degli egoisti. Questi cercarono in ogni modo di frodare, con l'utilizzo della malafede e delle false promesse, i solidali.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; In realtà continuavano ad accappararsi tutto sempre di più. La gente dei solidali cominciò a morire di fame. Per colpa della cattiva politica industriale ed economica degli egoisti si manifestò un notevole squilibrio ecologico del pianeta. Processi di desertificazione si verificavano dappertutto, mancava l'acqua anche solo per dissetarsi. Solo gli egoisti riuscivano ciecamente a mantenere il loro tenore di vita come se niente fosse, ma i solidali morivano. Con coraggio e rassegnazione andavano incontro al loro destino sperando che le attività diplomatiche riuscissero almeno a garantirgli la soppravivenza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Alla fine fu la disperazione a spingerli alla lotta. Vedevano i loro figli morire, le famiglie disgregarsi, assottigliarsi nel numero. Cominciarono gli attentati, alcuni solidali facenti parte di gruppi rivoluzionari cominciarono a far esplodere delle fabbriche egoiste. In principio i gruppi rivoluzionari erano pochi e male organizzati, ma grazie alle prime azioni di guerra che riuscirono, grazie all'effetto sorpresa, poterono armarsi adeguatamente sottraendo laser e macchine belliche agli egoisti. Questo galvanizzò altri solidali che cominciarono ad assaporare il bestiale piacere della guerra e del possesso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Sperimentarono il piacere del potere, della conquista del territorio e delle risorse, quasi che un essere possa &quot;possedere&quot; realmente una pietra , un albero o il cuore di un suo simile. Cecità, autodistruzione, disperazione dell'anima, oblio. Tutto ci appartiene se condiviso, ma quanto crediamo di avere qualcosa che appartiene solo a noi stessi, ecco che allora, abbiamo perso tutto. Questo fu davvero quello che conquistarono, la povertà morale oltre a quella materiale, la sconfitta dell'anima, la perdita della consapevolezza dell'essere. Ormai la fine di tutto era vicina, si era imboccata una strada di non ritorno.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; I solidali conquistarono alcune installazioni che contenevano importanti armamenti di potenza enorme e minacciarono l'utilizzo delle stesse per distruggere il mondo qualora gli egoisti non fossero venuti a patti in maniera chiara e manifesta. Gli Egoisti tentennarono ed alla fine fecero una proposta. Ogni fazione avrebbe creato ed allenato un campione, un esemplare perfetto nella mente e nel corpo che avrebbe dovuto affrontare fino alla morte il rappresentante della parte avversa. In caso di vittoria degli Egoisti questi ultimi avrebbero mantenuto i privilegi tuttora acquisiti e sarebbe stata applicata la legge della selezione naturale condannando a morte i più deboli.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Qualora invece avessero vinto i Solidali, gli Egoisti sarebbero stati costretti ad emigrare in un altro pianeta, per iniziare una nuova vita, lasciando ai Solidali lo sfruttamento e l'occupazione totale del pianeta al momento comune. Si decise inoltre che lo scontro finale sarebbe dovuto avvenire su di un pianeta terzo distante dal loro, dove sarebbe stato impossibile intervenire dall'esterno in maniera determinante sia per i Solidali che per gli Egoisti. Sembrò essere la soluzione migliore e le due fazioni si misero all'opera per selezionare ed allenare il proprio campione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &quot;In quel periodo io vivevo con la mia famiglia. Appartenevo alla Unione Solidale. Mi prodigavo meglio che potevo per alleviare le sofferenze dei miei compatrioti. Avevo avuto la fortuna di fare parte di una famiglia forte pur nell'ambito della disastrata situazione Solidale. Mio padre era uno dei politici che trattavano con la parte Egoista. Tutta la mia vita era stata incentrata sullo sviluppo delle facoltà fisiche ed intellettive, avevo studiato molto la storia del nostro popolo e di quando eravamo stati costretti a fare una scelta di separazione dai nostri &quot;cugini&quot; Egoisti, ma mi ero anche dedicata all'approfondimento delle possibilità espressive della mente e del corpo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Mi piaceva curarlo. Dedicavo ad esso almeno due ore della giornata. Correvo per un ora aumentando la mia resistenza organica e la potenza aerobica, questo non solo per dare forza e validità estetica al mio organismo ma anche per mantenere il mio cervello sano ed in grado di esprimere tutte le sue possibilità psichiche. Ero e sono, inoltre esperta di varie tecniche di combattimento da me elaborate grazie anche alla mia particolare capacità neuromuscolare. Esse non nacquero come tali, ma come una sorta di danza che immaginava una difesa rispetto ad un eventuale attacco da parte di nemici immaginari.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Fui costretta a modificare queste tecniche dopo la comunicazione di essere stata scelta per rappresentare i Solidali nello scontro finale. L'idea di utilizzare le mie capacità per nuocere a qualcuno mi ripugnava, ma non avevo scelta. Mio padre non avrebbe voluto coinvolgermi in questa terribile storia e sopratutto addossarmi questa enorme responsabilità verso la nostra gente, ma i suoi colleghi al governo sapevano dei miei studi mentali e fisici atti a sviluppare le latenti possibilità anche di offesa del mio corpo, ed erano consapevoli che per le caratteristiche di atteggiamento del gruppo dei solidali, difficilmente sarebbe stato possibile trovare un altro elemento capace di maggiori possibilità di riuscita.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Quando mi comunicarono di essere stata scelta mi stavo esercitando. La mia mente era concentrata a percepire esattamente la posizione del mio corpo nello spazio. Potevo sentire esattamente ogni fibra dei miei muscoli mentre lavoravano, guizzando, al movimento degli arti. La capacità di reclutamento muscolare era vicina al 100%. Questo era stato possibile anche e sopratutto grazie alla mia capacità di concentrazione mentale. Mio padre entrò nella stanza. Disse &quot;Figlia mia, questo è un giorno importante per la nostra gente e per il destino del mondo. Avrei voluto evitarti questo peso, ma mi rendo conto anche che tu sei l'unica che può riuscire a ridarci la speranza di una vita migliore.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &quot; Io ascoltavo in silenzio ed ancora non capivo, ma guardavo quell'uomo che mi stava davanti, serio, concentrato in quel compito che gli era stato affidato. Era sempre stato un uomo retto, che non si era mai tirato indietro di fronte alle responsabilità della vita e del suo ruolo di governo. Era grazie a lui che io avevo potuto crescere con una corretta visione della vita ed il coraggio di affrontarla nel modo opportuno. Riprese &quot;Con il governo Egoista abbiamo deciso, per evitare la distruzione del pianeta ed il massacro di tutti i suoi abitanti, di selezionare due rappresentanti delle fazioni avverse, che dovranno affrontarsi, in una lotta all'ultimo sangue, su un pianeta diverso dal nostro, abbiamo pensato alla terra, dove sarà impossibile una qualsiasi interferenza della nostra o della loro parte, oltretutto le forme di vita esistenti in quel pianeta non dovrebbero essere in grado di disturbare la tenzone.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Vedremo di scegliere un luogo ed una situazione ideale acchè tutto si possa svolgere lontano da attenzioni aliene. Se vinceremo avremo il pianeta tutto per noi. Qualora dovessero vincere gli Egoisti il destino della nostra gente sarà segnato. Essi continueranno ad assorbire la maggior parte delle risorse del pianeta, ma questa volta senza la ipocrita farsa del mostrarsi interessati alla nostra soppravivenza. Istituiranno inoltre un esercito più potente che controllerà le possibili situazioni rivoltose al nostro interno. Ma non è tutto. A loro insaputa ho ascoltato dei discorsi che essi facevano, dove manifestavano l'intenzione, qualora la sfida si fosse risolta a loro favore, di rendere il nostro popolo schiavo ed al loro servizio, riducendolo alla stregua di bestie.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Eravamo a questo. Cominciarono a vorticare nella mia testa le immagini della nostra gente sofferente, i loro sorrisi fiduciosi nonostante le complicazioni di un quotidiano che diventava sempre più difficile. Li vedevo aiutarsi a vicenda, scambiandosi quel poco che essi riuscivano a procurarsi, ed ora tutto precipitava. Il mondo poteva andare a totale appannaggio degli Egoisti e per il nostro popolo sarebbe stata la fine. Non potevamo permetterlo. Non potevo permetterlo. Cominciò a montare la rabbia. Perchè degli esseri in tutto simili all'inizio della vita si modificavano fino a rendersi incomprensibili gli uni agli altri?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Quale mistero universale ci condannava a questa terribile sofferenza? Ma ormai non c'era più spazio per le recriminazioni. Era il momento di agire. Guardai ancora mio padre e mi accorsi che il suo viso era rigato di lacrime. Non lo avevo mai visto piangere. Mi fece male. Per un attimo mi sentii sperduta, ma fu solo un attimo. Immagino che il mio inconscio mi avesse dato quella sensazione attingendo al mio io bambina, quando in mio padre vedevo la certezza, la sicurezza di bastioni alti e forti capaci di respingere qualsiasi avversità. Ma ora ero io che dovevo guardare dritta di fronte a me e vincere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Vincere per me, per mio padre, per tutta la mia gente. Io ero l'ultima speranza. &quot;Nel frattempo mentre i due governi approntavano questa estrema soluzione la guerra continuava, le città esplodevano della violenza e delle più atroci brutture di cui erano capaci i soldati. Si susseguivano gli stupri, i massacri, ma credo che gli uomini della terra abbiano un idea precisa di quello che dico. Fu fissata la data l'ora ed il luogo in cui avrei dovuto affrontare il mio avversario. Non so cosa o chi avrei dovuto affrontare ed in che modo lo avrei riconosciuto. Sarebbero state le mie facoltà mentali a farmelo riconoscere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Fui teletrasportata di fronte al cancello del tuo giardino. Entrai, perchè così era deciso. Il resto lo conosci.&quot; Il suono della sua voce mi affascinava. Comprendevo il significato di quello che diceva, ma contemporaneamente godevo della sua anima e della sua energia che prepotentemente mi inondava. Da parassita cosmico quale ero vibravo di piacere. Ammiravo ancora i suoi gesti, i lineamenti nobili del suo viso, le sue spalle ampie e potenti, i suoi lunghi capelli neri e la sua pelle, olivastra e sicuramente morbida come la seta.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Le sue labbra, sorgente sublime di quel racconto che mi riportava nello spazio e mi ricordava il nostro pianeta lontano anch'esso perduto per sempre. Mi sentivo vicino a quella creatura costretta dal dovere ad affrontare un destino violento per la soppravivenza di un popolo. Anche gli umani, avevo saputo, ebbero un solo essere che si sacrificò per i molti. Gli uomini lo chiamavano Cristo. Egli scelse una via diversa, incomprensibile alla maggior parte. Fu la strada del martirio, della non violenza. Parlava di cose folli come quella di reagire al pugno con un abbraccio, allo schiaffo con la carezza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ad un certo punto una scossa, ebbi una certezza. Durante il viaggio astrale in cui lei mi rese partecipe degli infausti eventi che funestavano il suo pianeta io vidi il suo mondo esplodere. Ma perchè? Non doveva il suo duello portare ad una soluzione? Cosa era successo? Capìi che la mia percezione era ignorata da lei. Essa non sapeva che stava per combattere un duello inutile. La sua gente ed i suoi nemici erano periti per sempre. Mi concentrai sul ricordo dell'esplosione. Riuscii a vedere un laboratorio. Un apparecchio per il teletrasporto ed al suo interno la mia interlocutrice che svaniva lentamente per arrivare sulla terra.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Contemporaneamente un allarme urlò nel laboratorio. Percepii chiaramente un tecnico che grida: &quot;Gli Egoisti hanno lanciato i missili disgreganti verso i punti fondamentali per la vita del pianeta!&quot; Vidi anche la moltitudine degli Egoisti che si imbarcavano sulle loro navicelle spaziali e fare rotta verso un pianeta precedentemente identificato, un nuovo corpo celeste da sfruttare, da spremere come un limone. Quindi i Solidali erano stati disgregati insieme alla casa comune! E con lui il padre della creatura. Il mio cuore si riempì di una pena infinita. Non avrà mai fine dunque la malvagità del fato per i giusti?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Forse che i malvagi sono i veri eletti nel disegno universale? Ora che sapevo non avevo voglia di comunicarlo alla creatura. E poi mi avrebbe creduto? Del resto, per quanto fosse evoluta la mia capacità di precognizione, era pur sempre un qualcosa di difficilmente recepibile da un punto di vista oggettivo. Decisi per il momento di tacere. Cercai di capire invece quando e con chi si sarebbe dovuto verificare lo scontro finale pianificato per la soluzione dei problemi tra Egoisti e Solidali. Al momento non vi era traccia del rivale che doveva contrapporsi alla bella guerriera. La guardai e dissi:&quot;Ed ora? Quando avverrà il duello ed in che modo?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &quot; Lei sollevò il capo lentamente e comiciò a parlare. &quot;Il rito a cui hai assistito era già il principio. Gli Egoisti, approfittando di uno sviluppo tecnologico estremamente superiore al nostro, decisero di clonare il corpo di un terrestre seppellito nel tuo cimitero. ad esso avrebbero poi conferito tutti i poteri necessari ad affrontare la lotta con le più alte possibilità di successo. Io non ho fatto altro che seguire le indicazioni telepatiche che mi giungevano dagli Egoisti per guidarmi alla tomba del loro prescelto.&quot; Rabbrividii. Dunque gli Egoisti, nonostante la distruzione completa del pianeta e dei Solidali, volevano eliminare anche l'ultimo rappresentante della razza!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Facevano in modo che il duello si compisse comunque. Ella continuò:&quot;Il rito si è interrotto perchè e stato iniziato per mio errore in anticipo. Si dovrà attendere l'allineamento di una serie di corpi celesti affinchè le emanazioni Egoiste siano libere di arrivare senza ostacolo sulla terra ed agire nella clonazione e guida del loro campione, e questo avverrà tra un ora circa, l'interruzione della procedura ha provocato un contraccolpo psichico ed organico che mi ha prostrata, ma ora credo di avere quasi completamente recuperato, e questo anche grazie a te che ti sei premurato per soccorermi.&quot; Detto questo tacque. Io cominciavo a provare per quella creatura un sentimento particolare che andava oltre la pena che provai all'inizio.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Forse perchè rappresentava l'ultimo soppravissuto di una stirpe estinta ed in lei vedevo la vita decisa ad essere nonostante tutto. Come un fiore od una pianta che caparbiamente spunta in un terreno arso dalla siccità. Che ne sarebbe stato di lei anche se avesse vinto la sua battaglia? Cosa avrebbe fatto quando avrebbe saputo che la sua casa non esisteva più? Smisi di pensare e mi avvicinai a lei. Lei stava seduta sul letto e mi sorrideva. Io sedetti vicino a lei. La guardai ancora una volta in quegli splendidi occhi ipnotici capaci di far trascendere la materia, ed ancora una volta la mia anima vi si perdette recuperando una dimensione universale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Non so perchè lo feci ma forse non avrei potuto fare altrimenti. Non saprò mai se fui io o lei, ma le mie labbra si avvicinarono lentamente alle sue fino a toccarle, la mia bocca si schiuse e ci baciammo, lentamente, senza fretta. Il tempo aveva recuperato la sua vera natura. Quella di non esistere. Mentre la baciavo la mia mano andò a toccare la sua nuca e ad accarezzare i suoi lunghi capelli neri. Le sfilai il giubbotto di pelle e la sottile maglia di cotone. Lei mi lasciò fare. Potei ammirare, sentire sotto il mio tocco, annusare con le mie narici la sua splendida pelle vellutata. Ammirai e baciai per lungo tempo i sui seni, sodi e profumati come un frutto maturo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; L'eccitazione crebbe in noi così come la brezza si tramuta in uragano, ed il nostro unico desiderio fu quello di sentirci una cosa sola. Essere più forti, rispetto alle avversità, di una consapevolezza comune che solo l'amore è in grado di dare. Le sfilai i pantaloni di pelle. Li feci scivolare lentamente mentre li sfilavo dalle sue gambe muscolose e tornite. Erano leggermente contratte dall'eccitazione. Comiciai ad accarezzarle, dai piedi fino al pube, vedendo la sua pelle accaponarsi nella febbrile attesa di un piacere più alto. Mi trattenni a lungo, con la mia mano, ad esplorare con le mie dita il suo centro del piacere meraviglioso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Mi piacque guardare il suo viso, le sue labbra dolcemente dischiuse, ascoltare i suoi lievi gemiti ansiosi. Ad un certo punto si sollevò dolcemente. Cominciò a dedicarsi a me con calma, con dolcezza. Prese a baciarmi su tutto il corpo, sul viso, sulle braccia, sul petto. prese a discendere il mio torace costringendomi ad una erezione inevitabile e piacevole. Le sue labbra si chiusero sul mio pene. Le mie sensazioni andavano oltre una mera percezione carnale. Mi sentii come stretto in un caldo abbraccio dove nulla potevo temere. La carne come strumento per andare oltre la carne e recuperare quella dimensione spirituale che solo l'amplesso innamorato può dare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Mi divincolai lievemente dalle sue attenzioni amorevoli. divisi senza forza le sue gambe, mi distesi su di lei e la penetrai lentamente. Lei ebbe un sussulto. Ci adeguammo al ritmo comune ed andammo incontro a noi stessi sapendo che dopo, tutto, sarebbe stato diverso. L'orgasmo arrivò violento, lungo, contemporaneo. Avrei anche potuto morire in quel momento, perdere tutto, anche la mia anima, e non me ne sarebbe importato. Fui certo che era così anche per lei. Mi staccai dal suo corpo meraviglioso. Ci guardammo negli occhi per dei lunghi momenti. Quante cose riuscimmo a comunicare senza dire una parola. Non sarebbero bastati fiumi di parole per spiegare quello che sentimmo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La abbracciai e la tenni stretta. Aprii gli occhi e mi resi conto di essermi assopito. Con la mano cercai il suo corpo ma lei non c'era. Il duello! Mi rivestii in fretta col cuore che mi andava in gola. Uscii dalla mia casa e mi avviai verso il luogo dove la vidi tentare il rito. Eccola! La sua figura era ora completamente avvolta dalla aura luminescente. Un raggio luminoso proveniva dall'alto e ricadeva sulla tomba che stava di fronte a lei. Dalla sua bocca usciva un canto terribile ed affascinante che sembrava contenere l'armonia dell'universo intero. I suoni erano ora acuti, ora profondi. La tomba comincio a disgregarsi. Le lastre di marmo prima solo incrinate si spezzarono con un rumore agghiacciante.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La terra si muoveva, si apriva. Prima vidi il coperchio della bara emergere spinto da una forza sovrumana. Seguì un arto. Vidi la mano artigliata alla quale fece seguito un avambraccio muscoloso e minaccioso. Poi il busto ed infine tutta la figura si erse imponente. Il campione degli Egoisti era ora di fronte alla mia amata creatura. Il suo corpo era ancora sporco della terra che lo aveva ricoperto per anni. Era alto circa due metri. Il cranio rasato ed il suo viso inespressivo e terrificante, con un ghigno sadico stampato sulla bocca dalle labbra sottili. Il collo taurino, il torace vasto e potente. I suoi muscoli pettorali guizzavano contraendosi nell'ansia di spingere le braccia in una stretta mortale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il suo addome scolpito tradiva una respirazione accelerata data dall'odio e dalla brama di uccidere. Stava di fronte alla mia adorata creatura con le gambe possenti ben piantate sul terreno. Erano grosse come i tronchi dei pioppi che delimitavano il vialetto e sicuramente capaci di una spinta considerevole. Lei lo guardò studiandolo. Mi resi conto che si nutriva dell'odio che la figura di fronte emanava. Cercava di assorbire più energia possibile per usarla poi contro di lui. All'improvviso mi accorsi di sentire, di percepire esattamente i pensieri che provenivano dalla sua testa. Ascoltai, sentii, e la mia mente divenne la sua.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Cominciammo a pensare insieme.&quot;Il mio addestramento, lo chiamo, me lo ricordo, come tutti i miei ricordi, adesso lo controllo, come controllo la mia mente. Sento una voce arrivare dal profondo. Proteggi il tuo corpo, la tua anima. Ai miei occhi sono apparse le vie oscure del male e della morte incarnate nel mostro che devo fronteggiare. Danzerò con loro, mi farò forte della loro forza. E le sconfiggerò. Assorbo la forza del muschio fitto e degli insetti. non sentirò dolore. Le mie braccia oscillano belle e vigorose lontano da me, però il pensiero ricerca l'oscurità per uscirne. Ora basta pensare. Il pensiero protratto mi sotrarrà il potere e questo non deve essere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; I geni del mio popolo e gli elementi, questi saranno i miei alleati. E finalmente arriva il silenzio, finalmente il vuoto. La luna fredda incombe. Posso sentire l'odore del mio nemico. Così feroce, affascinante nella sua promessa di morte&quot;. Il corpo scattò potente, come una molla, si alzò in volo e le gambe che avevo accarezzato e di cui avevo goduto ora colpivano in pieno volto il mostro atterandovi. Il Campione degli egoisti perse l'equilibrio per un attimo. Ma si riprese in maniera stupefacente nonostante la violenza terribile del colpo. Dimostrando una agilità spaventosa per un essere di quelle dimensioni si portò sulla donna. La avviluppò con le membra mostruose come un unico muscolo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Le ossa della creatura come legna secca nella sua stretta. La sollevò schiacciando le costole. Il respirare era quasi impossibile. Il petto bagnato di sudore. La lotta sembra finita. La stretta del mostro aumenta e la respirazione diventa sempre più dolorosa. Posso quasi sentire l'urlo nella testa della mia amata e sentire il dolore fisico. Ormai non sente quasi più le gambe e la colonna vertebrale sta quasi per spezzarsi. Il ghigno del mostro si accentua già pregustando la morte della sua vittima. Sento il pensiero di lei.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &quot;Globi che brillano, stanno a mezz'aria girando su se stessi, a parte uno nero che non gira mai, ma non ha importanza. Non riesco a vedere niente in essi se non di tanto in tanto una scintilla. Vedo la morte. Ne percepisco l'alito putrido mentre si china su di me. I globi contengono tutti i ricordi, la mia gente, mio padre, il mio pianeta ed i periodi felici. Per vedere i ricordi li faccio rallentare. Per la maggior parte sono spenti e morti, però le scintille...ciascuna di esse è un posto luminoso in cui mi rifugio. Un posto in cui mi sentivo viva tra i miei cari e le cose più belle che avevo&quot;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Io sto ancora nascosto, impotente. Vedo lei che muore e sento le lacrime calde solcarmi il viso. Non morire, non morire amore mio. Salva te stessa. Ad un certo punto vedo l'espressione del mostro cambiare. Il suo ghigno comincia a trasformarsi in qualcosa che non comprendo. Poi lo percepisco. Il mostro soffre. Mi concentro ancora sul pensiero della mia dolce creatura. Ascolto. &quot;Le ossa mi dolgono, mi sembra che mi si spacchi il petto ed ho i piedi intorpiditi. Non posso morire. Anche se vorrei. Cerco la mente del mostro, la sondo con i miei tentacoli mentali, lascio che risvegli la mia parte più antica e mi collego strettamente a lei.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Cerco i suoi punti deboli. Comincio a stringere. Provoco il terrore in lui&quot;. Dal mio nascondiglio vedo il mostro allentare la presa. la creatura si divincola mentre il campione egoista porta le mani alla testa quasi gli scoppiasse. L'eroina solidale e su di lui. La bestia è alla sua mercè. Con forza sovrumana la mia amata svelle una sbarra di ferro dal cancello di una tomba vicina e la spinge con forza nel corpo del mostro. Un ululato terribile si perde nell'aria mentre il sangue sgorga copioso dalla ferita. Il suo sguardo fisso e incredulo. Ma in un attimo il dramma si compie.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Seppure morente in uno sforzo estremo il mostro colpisce la creatura al capo mandandola a sbattere sulla parete di una cripta. Poi il campione egoista muore. Ma non riesco a gioire. Vedo a qualche metro il corpo esanime di lei. Mi precipito ed arrivo in un lampo. Mi chino e la sollevo sorreggendole il capo. Con estremo dolore, quasi che anche la mia esistenza dovesse finire capisco che la morte è ormai anche su di lei. Ancora qualche istante di vita anima il suo splendido corpo. Ancora i suoi occhi mi fissano ed io mi perdo in essi ma non vedo paura, vedo soddisfazione per il compito portato a termine.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il mostro egoista è gia cadavere e la vittoria gli spetta di diritto. Non riesco a dirle la verità. Non riesco a comunicare la fine ormai da tempo avvenuta del suo popolo. La sua morte sarebbe ancora più dolorosa se sapesse che la sua vita è stata immolata invano. Ad un certo punto le sue labbra si schiudono. La parola sgorga:&quot; Vedo quello che pensi. Io so che il mio popolo è ormai scomparso. l'ho visto nella mente del mostro mentre tentava di uccidermi. Per un momento ho pensato di lasciarmi morire, ma non potevo. Non volevo lasciare impunito il martirio a cui il mio popolo era andato incontro.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Volevo mostrare agli egoisti l'estrema difesa di una razza ormai estinta ma mai domata. Lo dovevo a tutti loro. Ora muoio felice. La mia vita è sempre stata dedicata agli altri e non poteva che finire in difesa di quei valori per cui sono vissuta. Un unico cruccio mi resta. Ed è quello di andarmene dopo aver conosciuto un sentimento d'amore così intenso nei tuoi confronti e non averlo potuto coltivare, ma lo porterò con me dove andrò e la mia anima immortale avrà sempre in sè una parte di te.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; L'unico essere con cui ho provato l'amore fisico che mi ha portato su piani d'esistenza vicini alla suprema entità che ha voluto questo universo. Ora il mio corpo deve lasciarti ma resterò per sempre con te nel ricordo di questa notte&quot;. Detto questo spirò. La mia anima vacilla. I miei occhi non riescono a piangere, vorrei anch'io morire, seguirla nel posto dove andrò. Ma è solo un attimo. Seppure affranto dal dolore e dalla consapevolezza di aver perso qualcosa di importante per sempre mi rifugio nel ricordo del nostro amplesso d'amore così intenso da stamparsi nella mia anima come un marchio di fuoco e so che quel ricordo mi darà il motivo per andare avanti.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Sollevo la testa e scorgo il chiarore dell'alba che illumina il cimitero di una luce sinistra. Il nuovo giorno che nasce su una vita che finisce. Appoggio il suo cadavere per terra e vado verso il capanno degli attrezzi. La gente della terra non dovrà mai sapere. Prendo una pala e dopo aver scavato una profonda buca seppelisco la mia dolce creatura insieme al mostro. Come sempre la morte accomuna. Il bene ed il male ora insieme per sempre, come sempre a rappresentare le strade che gli esseri sceglieranno di percorrere. li ho seppelliti proprio a ridosso del muro di cinta dove la gente non passa mai, vicino al pioppo più vecchio del cimitero. Rimango lì ancora un pò, quasi incredulo di tutto quello avvenuto in quella notte. Mi avvio verso la mia casa, lungo il vialetto, ed ancora nelle mie narici il profumo di lei. Non sarò mai più solo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; FINE
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<title>&quot;Missa Eulaliae&quot; di Marcello Pusceddu</title>
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<author>noreply@myblog.it (singer61)</author>
<category>Video Professionali di Fabrizio</category>
<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 13:35:12 +0100</pubDate>
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<title>Considerazioni</title>
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<author>noreply@myblog.it (singer61)</author>
<category>Ambiente e Sociale</category>
<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 11:48:05 +0100</pubDate>
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Entro nel parco del Buon Ritiro di Madrid con i miei amici Leo e Vittorio della Polizia di Stato italiana, uno di Sassari e l'altro di Roma. Il parco è bellissimo e Madrid, visitata in questi giorni grazie ai benedetti Low cost, ci appare ordinata e vitale. Incontriamo un camion della Polizia a Cavallo con dentro i cavalli che vengono utilizzati per il controllo del parco. Leo, che lavora appunto nel reparto della polizia a cavallo di Roma, si fa riconoscere dai colleghi spagnoli e si parla della loro situazione professionale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; In Spagna il totale dei cavalli è di seicento unità, in Italia di appena duecento. Anche da queste piccole cose si intuisce come il nostro paese stia andando verso una recessione pericolosa. Tutti i servizi compresi quelli fondamentali vengono ridimensionati a causa di una infinita rincorsa ad uno stabile adeguamento economico comunitario difficilmente raggiungibile.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La nostra Polizia di Stato ha gravi problemi economici. Il personale è sottodimensionato e le nuove leve vengono meno in quanto a motivazione ed esperienza. Leo scambia col collega spagnolo indirizzi di posta elettronica e numeri di telefono sperando di poter allacciare in futuro rapporti internazionali agonistici con la squadra spagnola.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Dentro di me penso che forse sarebbe un idea potenziare la nostra polizia a cavallo. Considerando che stanno mancando i denari anche solo per il rifornimento di carburante delle vetture di pattuglia nelle nostre strade almeno a cavallo potranno lavorare....
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<title>J.S.Bach Cantata 153 (duetto)</title>
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<author>noreply@myblog.it (singer61)</author>
<category>Video Professionali di Fabrizio</category>
<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 19:59:19 +0100</pubDate>
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